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Oluce

Oluce
Fondata nel 1945 da Giuseppe Ostuni, maestro d'arte, Oluce è, nel campo dell'illuminazione, la più antica azienda italiana di design ancora attiva.

Già nel 1951 Oluce partecipa, con successo, alla IX Triennale, presentando, nella sezione dell'illuminazione, curata da Achille, Livio e Pier Giacomo Castiglioni, un Luminator disegnato da Franco Buzzi. L'azienda, com'era tipico nella storia di quel periodo, raggiunge subito, grazie alla rivista Domus, un pubblico internazionale. I cataloghi degli anni '50 testimoniano della peculiarità del lavoro di Ostuni, lavoro ancora sostanzialmente da indagare in chiave critica. Un grande successo è sancito da Tito Agnoli con le segnalazioni alla seconda edizione del Compasso d'Oro, nel 1955, di due lampade (il modello da terra 363 e uno speciale modello per libreria).

Oltre ad Agnoli, con Ostuni lavorano: Forti, dimenticato interprete delle nuove esigenze abitative della borghesia milanese, Arnaboldi, Monti e Minale. Ma è alla fine del decennio, e precisamente grazie all'incontro con Joe e Gianni Colombo, che Oluce acquista una più precisa carica rivoluzionaria.

Nel 1967 Colombo, con il modello ''Coupé'', conservato al MoMa di New York, propone uno stelo curvo di notevoli dimensioni a sorreggere una elegantissima calotta semicilindrica. La Coupé vince, nel 1968, lo ''International Design Award'' dell'American Institute of Interior Designers di Chicago. Nel 1970 infine, entrata in produzione nel 1972, ad un anno dalla prematura scomparsa di Joe Colombo, nasce la ''Lampada alogena'', necessariamente da allora chiamata ''Colombo''. Prima alogena per interni ad apparire sul mercato, icona insuperata di un design assieme funzionale e contemporaneo. Intanto però alla Oluce è iniziata una nuova importantissima epoca, coincidente con il passaggio della proprietà da Giuseppe Ostuni alla famiglia Verderi e contrassegnata dalla preponderante figura di uno dei grandi maestri del design italiano: Vico Magistretti.

Atollo, imitata nel mondo intero, ma sostanzialmente inimitabile, vincitrice del Compasso d'Oro nel 1979, presente nelle collezioni permanenti dei maggiori musei di design e arti decorative del mondo, è quindi ormai molto di più che una lampada. È un mito. Il suo segreto sta probabilmente nella costruzione geometrica delle forme: il cono sul cilindro e sopra a tutto la semisfera. Scultura luminosa cui nulla è possibile togliere, nulla è possibile aggiungere. La presenza di Magistretti preserva intanto Oluce da facili incursioni nelle poetiche post-moderne, come è dimostrato dalla presenza in catalogo di numerosi pezzi di Bruno Gecchelin.

All'inizio degli anni '90, sarà il rigore dello svizzero Hannes Wettstein, allora designer emergente, a caratterizzare la filosofi a dell'azienda.

DOWNLOAD CATALOGHI Oluce

.PDF Oluce - Catalogo 2011

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